Una Pasqua… diversa dalle altre

Una Pasqua… diversa dalle altre

2 Aprile 2021 Off Di Redazione

SAN GIACOMO A BRESCIA NEL 1462

Prima del recentissimo libro (al quale prossimamente verrà dedicato un focus a parte) di p. Marco Buccolini – San Giacomo della Marca. La vita, la riforma religiosa e l’opera sociale, Jesi, Edizioni Terra dei Fioretti, 2020 –, non troviamo in un progetto editoriale unico, tra le numerose pubblicazioni giacomiane, una presentazione scientificamente valida e allo stesso tempo divulgativa della biografia del Monteprandonese e della sua attività svolta in Italia e all’estero.

Fa eccezione in tal senso la monografia di p. Umberto Picciafuoco (1924-2007), religioso della Provincia dei Frati Minori delle Marche, edita nel 1976, in occasione del quinto centenario della morte del predicatore piceno: si tratta di un volume, ristampato nel 2006, dal titolo S. Giacomo della Marca (1393-1476). Uomo di cultura, apostolo, operatore sociale, taumaturgo del sec. XV, che tenta di offrire al lettore una panoramica sul contesto storico-culturale in cui è vissuto il frate dell’Osservanza, proponendo il suo iter biografico e le principali notizie conosciute.

Tra le pagine scritte da p. Umberto troviamo il racconto di un episodio particolare, avvenuto a Brescia, durante la predica di Pasqua del 1462 (in quell’anno cadeva il 18 aprile), circostanza che darà l’avvio a uno dei periodi meno facili nella vita di san Giacomo; non sembrerà superfluo trascrivere qui sotto le parole usate dallo studioso per riportare i fatti:

Giacomo, tenendo il discorso […] sul tema classico della risurrezione di Gesù, espose le argomentazioni partendo dalla premessa che «la morte è come separazione degli elementi e la risurrezione come ricomposizione di essi». In base a questo deduceva che alla morte di Cristo si erano verificate quattro separazioni: il sangue dalla carne; l’anima dal corpo; la divinità dall’anima e dal corpo e il sangue effuso dalla divinità.

Egli predicò inoltre che il sangue sparso nella passione e crocifissione non apparteneva più alla divinità, perché secondo la biologia del tempo, non si riteneva che il sangue appartenesse all’essenza della natura umana e pertanto non era necessario che Gesù lo riassumesse al momento della risurrezione. A conferma di ciò portò l’argomento che, di fatto, nella risurrezione, Gesù non lo riprese, ma lo lasciò in vari luoghi, nel Getsemani, nella via del Calvario, sotto la croce, su oggetti o vesti, come si poteva constatare nelle macchie restate sulla sindone, sui diversi strumenti e oggetti della passione, che, al tempo, erano abbastanza numerosi (pp. 184-185).

L’intera vicenda, teologicamente non semplice, prende il nome di “questione del sangue di Cristo”: il Monteprandonese, rifacendosi a tutta una scuola di pensiero francescana, concludeva che a questo sangue – separato dal corpo di Gesù e di conseguenza anche dalla divinità – non spettavano atti di adorazione, ma solo di venerazione, in quanto testimonianza di un qualcosa “un tempo” appartenuta al Figlio di Dio.

Quest’ultimo passaggio scatenò polemiche a non finire, tanto che Giacomo fu addirittura accusato di eresia e, mancando un punto di accordo anche con gli esponenti di altre famiglie religiose, il tutto fu rimesso alla decisione del pontefice, il quale, a sua volta, data la complessità del caso, richiese a una commissione di teologi appositamente nominata un’indagine approfondita. È bene affidare l’esito della vicenda alle parole di p. Umberto:

Il papa fece studiare a fondo la questione da vari dottori e, trattandosi di una tesi che non toccava né il dogma né la morale, non volle umiliare nessuna delle parti contendenti, lasciando ciascuno libero di ritenere l’opinione della propria scuola. Così, san Giacomo non fu né condannato, né assolto (p. 186).

In conclusione, questo episodio accaduto a Brescia durante la Pasqua di 559 anni fa consente di riflettere – tra gli altri aspetti – su periodi diversi, più sereni o meno sereni, che possono alternarsi nella vita di ciascuno: anche la Pasqua di questo 2021, come la Pasqua del 2020, ricorda a tutti noi momenti di transito in ombra, dai quali però si approda sempre alla luce.

La rubrica “Conosciamo san Giacomo” e tutto il Centro Studi augurano ai lettori buona Pasqua.


Didascalia alla foto in alto:

Anonimo napoletano-fiammingo, San Michele arcangelo con i santi Girolamo e Giacomo della Marca e due donatori, fine XV sec.
tecnica mista su tavola, 193×257 cm
Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte.

Si noti san Giacomo della Marca con l’ampolla contenente il sangue di Cristo (cfr. qui)