La prima formazione di san Giacomo

La prima formazione di san Giacomo

21 Giugno 2021 Off Di Redazione

Chi ha avuto modo anche solo di vedere i manoscritti un tempo appartenuti al Santo di Monteprandone – codici ormai da oltre un secolo e mezzo di proprietà del Comune marchigiano – si sarà inevitabilmente chiesto da dove proveniva l’interesse per lo studio da parte del religioso dell’Osservanza e quale è stata la sua formazione intellettuale, bagaglio imprescindibile che ha rivestito una componente non da poco nella sua esistenza.

Di certo la profonda preparazione giuridica conseguita durante gli anni di studi universitari a Perugia ha giocato un ruolo importante, ma più curioso può rivelarsi il tentativo di capire il primissimo contatto con il mondo della cultura, le circostanze che lo hanno visto apprendere proprio i rudimenti del leggere e scrivere, insomma l’ABC dell’alfabeto.

Come è noto, Giacomo della Marca non discendeva da una famiglia nobile o benestante, infatti la prima informazione riguardante la sua infanzia racconta di un bambino di circa sei anni, di nome Domenico (così si chiamava il Santo prima di scegliere il nome da frate), incaricato dai genitori di condurre al pascolo le pecore e i porci: il particolare – restituito da fr. Venanzio da Fabriano, biografo del Monteprandonese – è confermato in un sermone del Domenicale, nel quale Giacomo, parlando di sé ancora molto piccolo, si definisce puer pecorarius et porcarius.

Sappiamo però – è lo stesso fr. Venanzio a farne cenno – che questo aiuto al sostentamento della famiglia non durò molto, perché all’età di sette anni (o forse otto) incominciò ad andare “a scuola”. Proprio questo è il passaggio che ci interessa, la prima testimonianza della sua formazione. Non era però la scuola come possiamo oggi immaginarla, sia perché il periodo storico si presentava ben diverso, con ogni evidenza, dal nostro sia per il fatto che il bambino venne affidato a un istitutore privato.

Si trattava di un sacerdote, parente della famiglia monteprandonese, che aveva la canonica a Offida, non molto distante dal paese natio del futuro Santo. Siamo nei primissimi anni del XV secolo, non oltre il 1403, e questa sarà la casa del giovanissimo studente per un tempo non breve: ottimi risultati non tardarono ad arrivare e infatti uno dei fratelli del piccolo Domenico, andato a incontrarlo a Offida dopo alcuni mesi, si meravigliò per i grandi (e tanto rapidi) progressi e – scrive fr. Venanzio – lo lassò stare et recomandolo multo ad quillo preite.

Chi era questo sacerdote che un ruolo così notevole ha avuto nella formazione culturale di Giacomo della Marca? È una domanda interessante, che però ci dimostra quanto ancora le ricerche sul frate marchigiano non possano dirsi concluse. Infatti, per quello che è lo stato delle conoscenze, non è noto il nome di quest’uomo: chissà che, frugando tra i documenti più datati della più antica chiesa di Offida, non si arrivi a capire qualcosa di più sull’identità del sacerdote.

Sarebbe senza dubbio un ulteriore tassello per ricostruire la vita di Giacomo, dando prova di come la storia di grandi personaggi del passato (e non solo del passato) passi anche attraverso gli archivi più piccoli e meno rinomati, ugualmente però silenziosi e fecondi testimoni di fatti e persone che hanno portato grandi cambiamenti nel corso dei secoli.