San Giacomo e un sermone sull’Assunta

San Giacomo e un sermone sull’Assunta

14 Agosto 2021 Off Di Redazione

Con i mesi estivi la rubrica “Conosciamo san Giacomo” riduce momentaneamente la sua attività e si ferma per un breve periodo di pausa, proponendo un unico appuntamento per luglio e agosto: non è dunque casuale se, in vista del Ferragosto, i lettori verranno così invitati in rapide incursioni all’interno di una predica “a tema” di Giacomo della Marca, ovvero un testo dedicato all’Assunzione di Maria.

Passando in rassegna la produzione letteraria del francescano piceno, è possibile rintracciare un gruppo di sermoni sulla Madre di Gesù, sebbene pensati a tutto tondo sulla figura di Maria, senza uno specifico taglio, con la sola eccezione di un paio di prediche che citano espressamente nel titolo la sua nascita.

Un caso a sé è il sermone (traducendo in italiano) Sulla natività e assunzione della santissima Vergine Maria, testimonianza, già dal titolo, di un’attenzione da parte di Giacomo per la solennità del 15 agosto. Si trova in uno dei libri di lavoro del Santo conservati oggi presso il Museo Civico di Monteprandone: è il codice M 46 bis a farne conoscere (alle cc. 286r-290r) il testo, avviato nella trascrizione, per le prime diciassette righe, dallo stesso Giacomo – il quale sfrutta il margine superiore della pagina per riportare il titolo – e affidato poi per la restante stesura a un frate collaboratore.

Disponendo della fotografia di c. 286r, è interessante restituire il contenuto di questa parte autografa, che ci consente ancora una volta di apprendere come il Marchigiano elaborava i suoi sermoni: l’inizio è sempre assegnato a una citazione biblica, qui a un versetto dei Salmi (Alla tua destra sta la regina; in vestimento d’oro con varietà di ornamenti, Sal. 44,10), analizzato da Giacomo parola per parola, ricavando, ad esempio, che sta (in latino astitit, letteralmente “stare in piedi”) rinvia alla Vergine – la quale, al cospetto del Padre, «sempre fu intenta a fare la volontà di Dio» – oppure che regina è da intendersi come colei che domina e vince le vanità del mondo, secondo il passo del libro dei Proverbi (16,32): Colui che è paziente val più di un eroe, chi domina se stesso val più di chi conquista una città.

Dopo altre considerazioni, il Monteprandonese chiama in causa san Bernardo, citando una domanda retorica del religioso («Quale purità angelica vale a essere paragonata alla verginità di Maria, che la rese degna di diventare il santuario dello Spirito Santo e la dimora del Figlio di Dio?») e proseguendo con l’affermazione che nella fanciullezza lei si consacrò nel tempio, stringendosi alla verginità, caratteristica che è più meritoria e lodabile rispetto alla castità degli angeli, convinzione che Giacomo riassume spiegando che «la verginità osservata da colui che ha trent’anni è molto meglio e più lodevole della verginità di un bimbo che allatta, poiché quest’ultimo la possiede per natura, senza sforzo, ma colui che ha trent’anni la acquisisce con sofferenza e sacrificio».

Come si può notare tutto il discorso torna più volte sul concetto della verginità di Maria: non deve sembrare strano, perché nella teologia precedente al Santo piceno (e non solo) si registra un forte legame tra l’integrità corporea della Madre di Gesù e la sua assunzione al cielo, passaggio che però in questa predica di Giacomo tarda a essere trattato.

Si conclude infatti l’esordio e subito leggiamo – con la presenza anche della lingua volgare – che «riguardo a questa santissima Vergine faremo tre ‘contemplazioni’: prima, de la sua excellentia et nobile generatione; de la sua honorificentia et corporali reprensione; de la sua magnificentia et gloriosa exaltatione»; ma nella parte ultima della predica, lì dove avremmo dovuto trovare il tema dell’Assunta, ovvero la gloriosa esaltazione, Giacomo mette in pratica uno dei suoi metodi organizzativi dei libri di lavoro, cioè il ricorso a rinvii.

Si tratta di una tecnica non infrequente, quella di riutilizzare materiali predicabili che erano stati in precedenza scritti; alla fine di questo sermone riporta (traduciamo in italiano): «Sulla terza ‘contemplazione’ cerca a c. 249» e in effetti, verificando il riferimento, troviamo una predica, non autografa, dal titolo Sulle dignità della beata Vergine: non vi è alcun accenno all’assunzione, ma il Monteprandonese ancora una volta ci sorprende.

Al termine di quel testo, infatti, era rimasta più della metà della pagina in bianco; per non sprecare lo spazio Giacomo appunta qui, di sua mano, i contenuti riguardanti la salita al cielo di Maria, non a caso citando i maestri della teologia medievale, nonché un trattato agostiniano sull’assunzione: non poteva sapere che secoli dopo quest’ultima opera sarebbe stata ritenuta dalla critica non composta dal vescovo di Ippona.

Come si è potuto in piccolo delineare, rimandi e ripensamenti, integrazioni e molto altro contribuiscono a rendere la lettura di questi manoscritti del frate marchigiano, custoditi ancora oggi a Monteprandone, un itinerario non facile, quasi a ostacoli, ma non per questo privo di fascino e di grande interesse.


La rubrica “Conosciamo san Giacomo” e tutto il Centro Studi augurano ai lettori un buon Ferragosto.