GIACOMO DELLA MARCA… NEL MONASTERO DI S. ROSA DA VITERBO

GIACOMO DELLA MARCA… NEL MONASTERO DI S. ROSA DA VITERBO

2 Settembre 2021 Off Di Redazione

Torna il mese di settembre e riprende anche la rubrica “Conosciamo san Giacomo”, che avevamo lasciato affrontando un breve viaggio in una predica sull’Assunta, ovvero uno dei tanti sermoni inediti del frate marchigiano. Questo appuntamento, invece, ci porta nel Lazio, a Viterbo, per incontrare Giacomo… in una maniera un po’ diversa dal solito.

Non si tratta, infatti, del racconto di un passaggio del Monteprandonese nella città o di una visita al corpo della Santa che ancora oggi si conserva nel monastero viterbese a lei intitolato, ma del ritrovamento di una settecentesca biografia a stampa dedicata al francescano nel fondo antico della biblioteca del monastero.

Il rilevante nucleo librario che il monastero custodisce rispecchia le letture (ma più in generale dà conto anche degli interessi culturali) che in età moderna caratterizzavano le suore che lo abitavano, le quali nel corso dei secoli avevano raccolto specifiche opere utili alla loro formazione umana e spirituale: il Centro Studi Santa Rosa da Viterbo onlus sta riscoprendo e valorizzando, a partire dalla sua fondazione nel 2010, queste testimonianze librarie, accanto alla non meno importante documentazione dell’archivio del monastero e al notevole corpus di beni storico-artistici ugualmente attestato tra le antiche mura.

Riprendendo la vicenda del libro settecentesco su Giacomo della Marca, si noterà, osservando la riproduzione del frontespizio, che è stato pubblicato a Roma nel 1726, stesso luogo e medesima data della canonizzazione del frate piceno, che proprio in quell’anno, a 250 anni dalla morte, veniva ufficialmente elevato agli onori degli altari. L’autore, non indicato dal frontespizio, è il francescano spagnolo Giuseppe Maria d’Evora (1690-1752), il quale ripercorre in tredici capitoli la vita del Monteprandonese, non senza qualche errore e fraintendimento, indugiando a volte nel gusto celebrativo tipico dell’epoca.

Questa edizione ci fa anche conoscere, nella pagina che precede l’inizio del primo capitolo, un ritratto calcografico di Giacomo, rappresentato con attributi iconografici ben noti per chi ha dimestichezza con le immagini del Santo: nella mano destra il calice con il serpentello, richiamo al veleno (mutatosi in serpente) che alcuni nemici avevano versato nel vino da messa; nella mano sinistra il giglio e il libro, riferimenti alla vita casta e allo studio; in terra, vicino al piede destro, una mitria vescovile, allusione alla rinuncia della carica episcopale propostagli in più di una occorrenza.

L’opera non è particolarmente rara, risultando censita in circa una ventina di biblioteche: da alcuni anni, inoltre, è di più ampia consultazione grazie a un esemplare digitalizzato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Istituto che ne possiede ben cinque copie e che attraverso il catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale (www.sbn.it) ha dato la possibilità a tutti di sfogliare le pagine di questa biografia giacomiana, seppur virtualmente.

La conclusione non può che essere assegnata all’esemplare conservato nella biblioteca del monastero: non ci sono all’interno note di possesso o annotazioni di altro genere, probabile testimonianza di una lettura rispettosa del volume; la copertina antica, però, avrà con ogni evidenza subito i danni del tempo e oggi è sostituita da una in finta pelle, essendo stato il libro integralmente restaurato nel 1991, come si legge al centro del timbro circolare a inchiostro blu sulla seconda carta di guardia posteriore. A proposito di timbri, non sfuggiranno le due attestazioni ben visibili sul frontespizio, apposti nella prima metà (quello a inchiostro blu) e nella seconda metà (quello a inchiostro nero) del Novecento da una delle monache bibliotecarie che ha curato una prima organizzazione dei nuclei librari del monastero.