Giacomo della Marca… e non solo

Giacomo della Marca… e non solo

21 Dicembre 2021 Off Di Redazione

… preparandoci al Natale

L’appuntamento di dicembre della rubrica “Conosciamo san Giacomo” segna il primo anno di vita di questo spazio on-line e, con l’occasione, vogliamo tornare a soffermarci sul Natale, seguendo a grandi linee le parole non del francescano piceno, ma di un suo confratello, Agostino da Mombaroccio, che ha scritto un sermone sulla nascita di Gesù testimoniato in due dei manoscritti del Monteprandonese.

Siamo informati sull’autore, la predica e il contesto attraverso lo studio di p. Adriano Gattucci, già citato altre volte in questa rubrica, il quale ne ha pubblicato il contenuto nell’articolo Un sermone di frate Agostino da Mombaroccio tra le prediche di s. Giacomo della Marca, stampato alle pp. 143-203 del volume Il convento del beato Sante di Mombaroccio (Atti del Convegno, 4 ottobre 1984), edito a Rimini nel 1986.

Il Gattucci ha restituito il testo utilizzando il codice della Biblioteca Apostolica Vaticana (Vat. lat. 7780, ff. 186v-191r): negli anni Ottanta non era ancora venuta alla luce la monografia di Maria Grazia Bistoni Grilli Cicilioni, la quale ha richiamato l’attenzione sulla medesima predica attestata invece da uno dei manoscritti conservati dal Museo Civico di Monteprandone (M 44, ff. 99r-104r).

Chi è Agostino da Mombaroccio? In realtà le notizie non sono moltissime. È sempre p. Adriano a ricapitolarle:

Il cronista francescano Mariano da Firenze […], e con lui Marco da Lisbona […], presentandocelo come un uomo di singolare prudenza e informandoci dei suoi studi alla famosa Università di Parigi dove era rimasto parecchi anni conseguendovi il titolo di maestro in teologia, lo pongono al centro di un episodio che essi ritengono miracoloso. Di ritorno dalla Francia insieme ad altri due confratelli ugualmente laureati in teologia, mentre stanno attraversando le Alpi, vengono investiti da una furiosa tempesta, dalla quale scampa solo frate Agostino, che si era raccomandato con grande fede alla Vergine. Il fatto avrebbe determinato in lui un particolare spirito di pietà e devozione, che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita: tra gli altri suoi pii esercizi, recitava due volte al giorno tutto l’Ufficio divino, volendo così riparare alle omissioni e alle trascuratezze occorsegli durante gli studi parigini.

Più volte ministro provinciale dei frati delle Marche (a partire dal 1424 e poi, probabilmente con alcuni intervalli, fino al 1450), di Agostino da Mombaroccio sappiamo inoltre che dopo il 1450, in data imprecisata, passò dalla famiglia dei Conventuali a quella degli Osservanti, ottenendo di certo agli occhi di Giacomo maggior considerazione e stima.

Non conosciamo altro della produzione letteraria di Agostino da Mombaroccio: solo questa predica – dal titolo Verbum caro nel Vat. lat. 7780, De nativitate Domini in M 44 – ci dà un’idea del suo modo di scrivere e della sua formazione teologica, facendo notare l’aderenza agli schemi dei sermoni della Scolastica e uno stile compositivo essenziale, come sottolinea p. Adriano Gattucci.

Il testo muove le fila dalla citazione del famoso versetto del Vangelo di Giovanni (Il Verbo si è fatto carne) e subito si snoda in cinque articolazioni, che tradotte si presentano così: Dio si poté incarnare; Dio si volle incarnare; era necessario che Dio s’incarnasse; Dio era moralmente obbligato a incarnarsi; Dio s’incarnò.

Con ogni evidenza il sermone è molto complesso – all’interno compaiono anche obiezioni e risposte – ed è non facile per un semplice lettore dei nostri giorni, a differenza invece delle prediche di Giacomo della Marca, il quale, sulla scia di Bernardino da Siena, aveva preferito discostarsi dal “modo medievale” di scrivere sermoni, optando per uno stile diverso.

Il dato finale, però, non cambia: per Agostino e per Giacomo, i due confratelli marchigiani, fissare su carta, mettendo nero su bianco, un po’ di quel mistero del Natale è un importante impegno che scandisce l’insieme di attività e preparativi in vista del 25 dicembre. 

La rubrica “Conosciamo san Giacomo” e tutto il Centro Studi augurano ai lettori buone feste.