Giacomo della Marca e il Nome di Gesù

Giacomo della Marca e il Nome di Gesù

4 Gennaio 2022 Off Di Redazione

Il nuovo anno porta quasi subito, con i suoi primi giorni, la festa del Nome di Gesù, devozione tanto cara al frate di Monteprandone, il quale l’aveva ereditata dal suo maestro, Bernardino da Siena, ma che comunque risulta presente in ambito francescano sin dai tempi di Bonaventura da Bagnoregio (1217/1221 circa – 1274), che infatti aveva voluto che l’immagine del Nome di Gesù comparisse nel suo stemma cardinalizio.

Troviamo traccia di questa devozione già nei libri del Nuovo Testamento, con gli apostoli che invocavano il Nome sui malati (ma anche sugli indemoniati) per ottenerne la guarigione; sarà Bernardo di Chiaravalle, tuttavia, a soffermarsi su questo tema in alcuni suoi sermoni, illustrandone il significato teologico e spirituale.

Come accennato, bisogna però riconoscere a Bernardino da Siena il merito di aver diffuso in maniera esemplare la devozione al Nome di Gesù: il frate toscano si prodigò perché il popolo venisse attratto dalla tavoletta lignea (che poteva avere forma quadrata, tonda o di scudo), sulla quale il Nome era rappresentato con le lettere “IHS”, scritte all’interno di un sole color oro su sfondo azzurro, attorniato da dodici raggi maggiori e da un numero variabile di raggi minori, che simboleggiano complessivamente le grazie concesse dal Cielo agli uomini.

Pur suscitando grande entusiasmo nel popolo, questa ‘nuova’ devozione non mancò di sollevare qualche sospetto, nonché, in alcuni casi, aspre critiche: lo stesso Bernardino fu contestato una prima volta a Bologna nel 1424 e poi subì tre processi, dai quali ne uscì scagionato, ma che richiesero l’intervento di teologi e dello stesso Giacomo della Marca, che per l’occasione scrisse alcune lettere di difesa indirizzate al papa e ai cardinali.

A proposito del Marchigiano, siamo al corrente di un gruppo di sermoni sul Nome di Gesù che aveva avuto cura di allestire nei suoi libri di lavoro, in un flusso di scrittura testimoniato da elaborazioni diverse: tra questi materiali notiamo che almeno una predica, non priva di rimaneggiamenti, è stata fatta confluire nella raccolta dei sermoni pensata per ogni domenica dell’anno liturgico, ovvero il Domenicale.

La vita di Giacomo seguirà le orme del maestro Bernardino anche nelle vicende legate alla polemica contro il Nome di Gesù. Conosciamo infatti almeno tre occorrenze in cui il Monteprandonese venne accusato: una prima volta a Cascia nell’ottobre del 1425, poi nel giugno del 1426 a Camerino, infine nel luglio del 1426 ancora una volta a Cascia. In tutte queste circostanze il confrontò giocò a sfavore degli accusatori, sebbene non furono pochi i disagi provocati e gli strascichi delle conseguenze.

Siamo informati anche di problemi che si verificarono a motivo della promozione del Nome di Gesù durante le predicazioni di Giacomo. Nel 1426, mentre era impegnato a Macerata per la Quaresima, ebbe modo di donare alla città una tavoletta lignea con il Nome, da esporre nella chiesa del convento di S. Francesco, successivamente fatta ritirare dal vescovo Benedetto Guidalotti. Ad Ascoli Piceno, predicando in data non nota ma prima del 1430, subì le calunnie di un gruppo di accusatori, venendo difeso da Francone di Amelia, con un’orazione il cui testo è arrivato sino a noi ed è stato pubblicato da p. Adriano Gattucci (con il titolo Francone Rondi degli Artenisi di Amelia, cancelliere del Comune di Ascoli Piceno nel 1430, e la sua «Oratio» in difesa di S. Giacomo della Marca, nella rivista “Picenum Seraphicum”, XIV (1977-78), pp. 289-382).

Non si può concludere senza far cenno ai brevi, piccoli pezzi di carta con il monogramma del Nome di Gesù, più facili da far conoscere e distribuire rispetto alle tavolette lignee: si presentavano in netta contrapposizione con l’uso superstizioso di portare al collo amuleti a scopo protettivo, concepiti nell’ambito di credenze pagane o confezionati a pagamento da maghi e fattucchiere.

Quella al Nome di Gesù, come ci si può rendere conto, era una devozione realmente di punta tra i francescani dell’Osservanza del XV secolo: il nostro Giacomo della Marca si fa continuatore di Bernardino, ma allo stesso tempo nuovo punto di riferimento per guardare a una pratica spirituale ricca di contenuti e alla portata di tutti.