Giacomo della Marca… con sorpresa

Giacomo della Marca… con sorpresa

16 Febbraio 2022 Off Di Redazione

Il 2022, tra le altre ricorrenze, ci riporta alla memoria i settant’anni di un corposo libro (conta oltre quattrocento pagine) che è stato pubblicato, nella sua prima edizione, proprio nel 1952, a Padova, da Il Messaggero di S. Antonio. Si tratta dell’opera I santi dalla scrittura, caposaldo tra le monografie di padre Girolamo Moretti (1879-1963), notissimo frate francescano marchigiano, dell’Ordine dei Conventuali, riconosciuto dagli studiosi come il fondatore della grafologia in Italia.

Attualmente il volume non è più reperibile nelle librerie e l’edizione del 1952 si può consultare solo nelle biblioteche o acquistandolo on-line: è invece disponibile una nuova edizione, data alle stampe nel 1997, che presenta una versione ridotta dell’opera originaria, offrendo trentatré analisi grafologiche di altrettanti santi (ventisei uomini e sette donne), che mettono in evidenza – studiando alcune delle testimonianze scrittorie superstiti di questi protagonisti – gli aspetti dell’intelligenza e del carattere.

I santi e le sante di cui Moretti approfondisce la scrittura (seguendo l’edizione del 1997) coprono un arco cronologico di svariati secoli, incominciando da Francesco d’Assisi e arrivando a Massimiliano Kolbe, passando per (citiamo solo i santi francescani) Lorenzo da Brindisi, Giacinta Marescotti, Giuseppe da Copertino e Veronica Giuliani.

Tuttavia è la consultazione dell’edizione del 1952 (o la seconda del 1975) a farci rendere conto di come le analisi grafologiche compilate dal Moretti fossero molto più numerose, ben sessantatre, e – rimanendo ancora tra i santi della famiglia francescana – annoveravano anche Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano, Bernardino da Feltre, Giuseppe da Leonessa, Carlo da Sezze, Bonaventura da Potenza, Leonardo da Porto Maurizio e… Giacomo della Marca.

Alle pp. 63-67 dell’edizione del 1975, infatti, anche il frate di Monteprandone diventa ‘caso di studio’ per padre Girolamo Moretti, il quale propone un’analisi grafologica attenta e dettagliata del Nostro; il quadro che emerge è interessante e… lusinghiero, perché il profilo intellettivo di Giacomo viene restituito in questa maniera:

Intelligenza: Quantitativamente superiore; qualitativamente originale nel concetto, scorrevole, pronta, elastica, atta al ragionamento, alla polemica, piena di grazia, di concetto e di espressione chiara e nitida. Sicché il soggetto ha spiccate doti per l’oratoria. Se si desse a fare un pubblico contraddittorio, riuscirebbe meravigliosamente ad aggraziarsi la folla, perché ha a sua disposizione, non poco spiccata, la tendenza e l’abilità del saper fare; anche e soprattutto perché, avendo bene spiccata la tendenza agli studi psicologici, sa penetrare le disposizioni dell’animo dell’individuo e della folla, in modo che può agevolmente dirigere i suoi colpi sulle parti vulnerabili dell’animo umano e ottenere il trionfo.

Ha tendenza ed è molto abile per insegnamento e potrebbe riuscir molto bene per giurisprudenza oppure per chirurgia e per quelle arti che spaziano nel campo della vista. La voce è baritonale e di un timbro sonoro. È capace di improvvisare un indirizzo: avrebbe potuto essere un artista di teatro, tanto nella parte semplicemente recitativa come nella cantabile.

Molto abile per qualunque atto di gentilezza e di natura diplomatica, non ispirando perciò diffidenza, ma attirando alla sua causa anche la parte contraria per la grande abilità della discussione e in quanto si vede in lui spirito altruistico che cerca il bene di tutti.

Da notare che nella citazione appena trascritta sono stati omessi i termini tecnico-grafologici usati per delineare singoli aspetti, tratti da determinate peculiarità della scrittura (si legge ad esempio ‘chiara’, ‘larga tra parole’, ‘poco filiforme’ e ancora altro); la descrizione poi prosegue con la disamina del carattere del Monteprandonese alla luce di alcune lettere alfabetiche più significative.

C’è però una ‘sorpresa’ finale: osservando la riproduzione della scrittura di Giacomo a p. 64 (cfr. l’immagine qui allegata) ci accorgiamo che l’analisi grafologica è stata condotta… non sulla scrittura del Nostro! Siamo di fronte, infatti, a uno dei tanti (e quasi sempre anonimi) collaboratori del Santo, che operano largamente anche nei cosiddetti libri autografi giacomiani. Padre Girolamo Moretti non poteva saperlo e, anzi, sarebbe interessante capire chi gli aveva fornito la fotografia per lo studio grafologico. Disponiamo così di una minuziosa e bella analisi della scrittura di un frate aiutante di Giacomo, non certo del francescano piceno: aspettiamo allora che un grafologo dei nostri giorni possa consegnarci anche questo nuovo approfondimento riguardante il Monteprandonese.